I Due Vertici

 I Due Vertici

Di Paolo Falconio

A guardare le pagine dei giornali negli ultimi giorni l’ impressione che si ricava è di un mondo ormai multipolare dove la Cina gioca sempre più un ruolo determinate. In effetti alla corte celeste abbiamo visto un insolito Trump estremamente garbato e subito dopo un Putin ossequioso.

Le cose però non sempre sono quel che sembrano. Ad esempio Trump è stato accolto dal Vice Presidente, figura formalmente seconda solo a Xi Jinping, ma in realtà priva di peso politico. Putin è stato accolto dal Ministro degli Esteri, Wang Yi, che in realtà è uno degli uomini più influenti del partito in quanto vero architetto della postura internazionale cinese. Come a dire con Washington si negozia, con Mosca si governa un’alleanza.

Il vertice con Trump non ha tanto rilievo in termini economici. La promessa di acquisto di 200 Boeing in realtà è una diminuito dell’ iniziale promessa di acquisto di 500 veicoli (poi scesa a 250), tanto che il titolo perde 4 punti in borsa il giorno successivo. Più interessante l’ apertura cinese alla possibilità di acquisire petrolio dagli USA. Niente di scritto, ma un’ apertura da monitorare. Il vertice tuttavia è stato importante perché i due attori pur lasciandosi aperta ogni opzione tattica e strategica, soprattutto con riferimento a Taiwan , concordano nella necessità, per ragioni diverse, di non volere al momento uno scontro militare, ma di voler gestire la competizione attraverso altri meccanismi. In sostanza convergono sull’interesse comune a mantenere la rivalità entro soglie gestibili. Taiwan rimane in ogni caso il punto di massima tensione latente.

Questa ambiguità è stata subito però delimitata dalla telefonata di Trump alla premier giapponese per rassicurarla che la postura americana non avrebbe subito sostanziali modifiche. A questa telefonata ha fatto eco il giorno successivo la dichiarazione di Xi Jinping di sostegno all’ Iran. È la diplomazia contemporanea, che procede più per segnali simultanei e spesso contraddittori.

Il vertice con Putin, coreografia a parte, fallisce nel suo obiettivo principale: la chiusura del contratto per gasdotto siberiano. Di questi tempi una struttura del genere vincola più di un’alleanza. Ma Pechino al momento non vuole dipendere eccessivamente dalla Russia e rinvia la firma. Un problema per Mosca che teme che il vero prezzo per la vicinanza cinese sia l’ Artico e questo è esattamente ciò che il Cremlino vorrebbe evitare. Tuttavia il Vertice tra Putin e Xi Jinping si chiude con la firma di molti dossier anche economici, ma tutti con un significato più profondo. Una sinergia per una complementarietà delle strutture tecniche/economiche, dai satelliti ad internet per arrivare a ferrovie con il medesimo scarto e standard industriali compatibili. In parole povere la creazione di un ecosistema strategico comune, incompatibile con quello americano e dove l’ America appunto rimane fuori . Un blocco euroasiatico (o almeno una parte di esso) dove gli USA hanno margini di manovra quasi irrilevanti. In un mondo dove la sovranità dei nodi strutturali equivale al dominio e determina lo stato di eccezione alle norme internazionali non è cosa da poco.

La tesi implicita è che il XXI secolo non sarà dominato semplicemente dagli eserciti ma dalle architetture tecniche compatibili o incompatibili tra loro. Una tesi si, ma che richiama riflessioni contemporanee sulla sovranità tecnologica: chi controlla protocolli, reti e nodi determina la libertà d’azione altrui.

Questa è anche la ratio di questa nuova quanto inedita ( sul piano storico e geopolitico) amicizia Sino russa. É vero che Cina e Russia hanno agende e ambizioni differenti, ma sono costrette a collaborare per poter competere con gli USA.

Almeno ad oggi, pur con tutti i problemi che gli USA hanno ( e ne hanno anche i cinesi) è la flotta americana che naviga al largo delle coste cinesi, al contrario navi cinesi prossime al Golfo del Messico non se ne sono finora viste.

Per uscire dalle sovrastrutture e andare all’ essenza dei fatti, Cina e Russia hanno ben presente che gli USA rimangono il loro antagonista sistemico.


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