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Attack on Iran: First Reflections

Attack on Iran: First Reflections By Paolo Falconio In recent years I have sought, with the tools at my disposal, to contribute to the understanding of geopolitics. I do not possess all the keys, but I know that some Italian academic courses make use of my material, and this encourages me to continue. This premise, perhaps inelegant, is necessary to justify a reflection on Iran that is dissonant with the enthusiastic tones I saw yesterday on our television networks. If one places oneself on the level of superstructure, the death of Khamenei may appear as a relief: a symbolic figure of an obscurantist regime disappears. But geopolitics does not feed on emotions; it feeds on power relations. It is structure, and it concerns survival. From Hans Morgenthau to Kenneth Waltz, what matters is not the moral legitimacy of actors but their capacity to survive within the anarchic international system. For this reason, popular jubilation—though understandable—finds no confirmation in strategic log...

Ataque a Irán: primeras reflexiones

Ataque a Irán: primeras reflexiones Por Paolo Falconio En los últimos años he intentado, con las herramientas a mi disposición, contribuir a la comprensión de la geopolítica. No poseo todas las claves, pero sé que algunos cursos académicos italianos utilizan mi material, y eso me anima a continuar. Esta premisa, quizá poco elegante, me sirve para justificar una reflexión sobre Irán que resulta disonante respecto a los tonos entusiastas que vi ayer en nuestras televisiones. Si uno se sitúa en el plano de la superestructura, la muerte de Khamenei puede parecer un alivio: desaparece una figura símbolo de un régimen oscurantista. Pero la geopolítica no se alimenta de emociones, sino de relaciones de poder. Es estructura y tiene que ver con la supervivencia. Desde Hans Morgenthau hasta Kenneth Waltz, lo que cuenta no es la legitimidad moral de los actores, sino su capacidad de sobrevivir en el sistema internacional anárquico. Por eso el júbilo popular, aunque comprensible, no encuentra resp...

Attacco all’ Iran: prime riflessioni

Attacco all’ Iran: prime riflessioni Di Paolo Falconio Negli ultimi anni ho cercato, con gli strumenti a mia disposizione, di contribuire alla comprensione della geopolitica. Non ne possiedo tutte le chiavi, ma so che alcuni corsi accademici italiani fanno uso del mio materiale, e questo mi incoraggia a continuare. Questa premessa, forse poco elegante, mi occorre per giustificare una riflessione sull’Iran distonica rispetto ai toni entusiastici che ho visto ieri sulle nostre televisioni. Se ci si colloca sul piano della sovrastruttura, la morte di Khamenei può apparire come un sollievo: scompare una figura simbolo di un regime oscurantista. Ma la geopolitica non si nutre di emozioni, bensì di rapporti di forza. È struttura e ha a che fare con la sopravvivenza. Da Hans Morgenthau a Kenneth Waltz, ciò che conta non è la legittimità morale degli attori ma la loro capacità di sopravvivere nel sistema anarchico internazionale. Per questo il giubilo popolare, pur comprensibile, non trova r...

The Turkish Variable

The Turkish Variable By Paolo Falconio   Honorary Member of the Governing Council and Professor at the Society for International Studies (SEI) While the world recounts the atrocities of the Ayatollahs’ regime and a U.S. Navy carrier strike group approaches the Gulf area — together with other assets such as tankers that normally move only in anticipation of kinetic operational scenarios — the Islamic Republic appears to have regained control of the streets.   Western media weeps for the poor Iranians who will not be able to live like us, immersed in TV series, revealing a profound ignorance of Iranian society and its imperial, nationalist character. In exchange, we may witness a potential American military action. With or without military action, the Islamic Republic emerges defeated from its confrontation with the Israeli‑American axis. Its proxies have shown that Iranian support does not equate to an alliance. Is Israel celebrating? Partly yes, but strategically it ...

La Variable Turca

La Variable Turca De Paolo Falconio   Miembro del Consejo de Gobierno Honorario y Profesor en la Society for International Studies (SEI) Mientras el mundo relata las atrocidades del Régimen de los Ayatolás y un grupo de combate de la marina estadounidense se acerca a la zona del Golfo —junto con otros assets como los tankers, que normalmente se mueven solo ante la perspectiva de escenarios operativos cinéticos—, la República Islámica parecería haber retomado el control de las calles.   Occidente, en su narrativa mediática, llora por los pobres iraníes que no podrán vivir como nosotros, entre series de televisión, demostrando una ignorancia crasa de la sociedad iraní y de su carácter imperial y nacionalista. A cambio, podríamos asistir a una eventual acción militar estadounidense. Con o sin acción militar, la República Islámica sale derrotada del enfrentamiento con el eje israelo‑estadounidense. Sus proxies han demostrado que el apoyo iraní no equivale a una alianza. ...

La Variabile Turca

La Variabile Turca Di Paolo Falconio Miembro del Consejo de Gobierno Honorario y Profesor en la Society for International Studies (SEI) Mentre il mondo narra delle nefandezze del Regime degli Ayatollah e un gruppo da battaglia della marina americana si avvicina all’ area del golfo, assieme ad altri assets come i tankers che normalmente si muovono solo in vista di scenari operativi cinetici, la Repubblica Islamica sembrerebbe aver ripreso il controllo delle piazze. L’ Occidente mediatico piange per i poveri iraniani che non potranno vivere come noi di serie TV, dimostrando un’ ignoranza crassa della società iraniana e del suo carattere imperiale e nazionalistico. In compenso potremmo assistere ad un’ eventuale azione militare americana. Azione militare o no, la Repubblica islamica esce sconfitta dal confronto con l’ asse israelo americano. I suoi proxy hanno dimostrato che l’ appoggio iraniano, non vuol dire alleanza. Israele esulta? Una parte si, ma strategicamente ha creato lo spaz...

L’ipotesi iraniana: potenza, umiliazione e delegittimazione

L’ipotesi iraniana: potenza, umiliazione e delegittimazione Di Paolo Falconio  Nel quadro della proiezione di potenza statunitense, l’Iran rappresenta un caso distinto rispetto ad altri teatri. Qui un eventuale intervento americano non avrebbe come obiettivo immediato il regime change, né una vittoria militare classica. La funzione sarebbe un’altra: accentuare l’umiliazione del regime. Secondo la percezione degli apparati israelo-americani, #le_proteste interne non nascono solo dal collasso economico, ma soprattutto dalla perdita di prestigio della teocrazia, ritenuta incapace di difendersi e quindi indegna di governare. L’umiliazione subita durante la guerra dei dodici giorni avrebbe incrinato il patto simbolico tra regime e società. In questa logica, un’azione militare limitata avrebbe un valore psicologico e simbolico, non strategico in senso tradizionale: spingere il regime a chiudersi sul fronte interno, accelerando un processo di delegittimazione già in corso. Anche L’esterna...