Sassonia-Anhalt, il voto può rompere il sistema

Sassonia-Anhalt, il voto può rompere il sistema

Di Paolo Falconio


Il risultato delle elezioni in Sassonia-Anhalt non può essere letto soltanto come l’ennesima avanzata della destra radicale tedesca. Il 43,8% ottenuto dall’AfD, con 39 seggi su 83, rappresenta qualcosa di più di una vittoria elettorale: è la manifestazione di una frattura profonda tra una parte consistente della società e il sistema politico che pretende di rappresentarla. La CDU crolla al 17,2%, perdendo quasi venti punti, mentre l’affluenza raggiunge il 77,8%, il livello più alto registrato nel Land dal 1989.

Il dato politicamente più rilevante, tuttavia, è la composizione del consenso dell’AfD. La destra radicale non intercetta più soltanto il voto conservatore, nazionalista o orientale, ma penetra anche nei settori popolari tradizionalmente legati alla sinistra e, soprattutto, alla socialdemocrazia. Tra gli operai l’AfD arriva al 59%, mentre la SPD si ferma al 6%; tra gli impiegati raggiunge il 46%, contro l’8% della SPD.

È questo il punto di rottura. L’AfD sta occupando uno spazio che storicamente apparteneva alla sinistra: quello della protesta sociale e della rappresentanza dei ceti produttivi. La SPD, pur mostrando una lieve crescita nelle seconde preferenze, non sembra più in grado di trasformare le proprie categorie tradizionali – lavoro, protezione sociale e sicurezza economica – in una proposta capace di riconquistare il proprio elettorato.

Il fenomeno riguarda quindi la rappresentanza prima ancora che l’ideologia. Quando un partito riesce a raccogliere consensi tanto dalla destra tradizionale quanto da segmenti dell’elettorato popolare che un tempo votavano SPD, significa che la vecchia geometria politica sta perdendo capacità esplicativa. Il voto diventa così uno strumento di rottura nei confronti di un sistema percepito come incapace di correggere la propria traiettoria.

Molti degli elettori che votano AfD non si sono necessariamente radicalizzati nelle loro convinzioni, ma hanno semplicemente trovato in quel partito l’unico canale attraverso cui esprimere un disagio che i partiti tradizionali non sono più in grado di intercettare.

L’AfD si inserisce precisamente in questo vuoto. La sua forza non deriva soltanto dalla questione identitaria o dall’immigrazione, ma dalla capacità di collegare temi differenti in una narrazione di cambiamento: il lavoro, il costo dell’energia, la crisi industriale, la sicurezza e il rifiuto della trasformazione green. La promessa di riportare competitività alla Germania, anche attraverso un diverso rapporto con gli idrocarburi e il gas russo, si salda così alla richiesta di una politica migratoria più restrittiva e alla ricerca di una rinnovata identità nazionale. 

La crisi della CDU e quella della SPD rappresentano, in questo senso, due facce della stessa difficoltà. La prima perde il proprio elettorato conservatore verso destra; la seconda non riesce più a impedire che una parte dei ceti popolari cerchi altrove una risposta alle proprie condizioni materiali. L’AfD non sottrae quindi voti soltanto a un singolo partito: mette in discussione la capacità complessiva del sistema tradizionale di trasformare il conflitto sociale in rappresentanza politica.

Da questo punto di vista, il risultato della Sassonia-Anhalt assume una dimensione nazionale. Il problema tedesco non è soltanto la crescita dell’AfD, che i sondaggi indicano ormai come forza di maggioranza relativa a livello nazionale, ma la progressiva perdita di capacità dei partiti tradizionali di interpretare domande economiche, sociali, territoriali e identitarie. Quando questo meccanismo si spezza, il voto antisistema diventa il punto di convergenza di istanze diverse.

Resta il problema del governo. Con 39 seggi l’AfD è lontana dalla maggioranza assoluta, fissata a 42 deputati. Gli altri partiti dovranno quindi costruire una maggioranza alternativa, mentre il principio di non collaborazione con l’AfD rappresenta il principale vincolo politico.

Ma qui emerge il paradosso: il sistema può impedire all’AfD di governare senza necessariamente ridurne il consenso. Se quasi metà dell’elettorato sceglie una forza che gli altri partiti considerano non coalizzabile, una maggioranza costruita contro di essa può risolvere il problema parlamentare, ma non quello politico.

La vera partita riguarda dunque la ricostruzione della rappresentanza. Finché una parte crescente della società continuerà a percepire i partiti tradizionali come incapaci di modificare ciò che considera essenziale, l’AfD continuerà ad alimentarsi del loro fallimento.

Il dato più significativo del voto in Sassonia-Anhalt, allora, non è soltanto che la destra radicale abbia conquistato il Land. È che stia parlando anche a un elettorato che, per decenni, aveva parlato attraverso la SPD.

Se i partiti tradizionali non torneranno a farsi interpreti delle istanze popolari, il loro declino non sarà una possibilità ma una conseguenza. Non esiste scorciatoia: nessuna ingegneria elettorale, nessun cordone sanitario, nessuna coalizione di emergenza potrà sostituire il lavoro paziente di ricostruzione del rapporto con chi, ogni giorno, porta a casa uno stipendio incerto e vede il proprio futuro farsi più stretto. Propinare visioni ideali a chi ha perso fiducia nelle istituzioni non è solo una strategia perdente: è una forma di indifferenza a cui l'elettorato, prima o poi, presenta il conto.

In sintesi i sistemi politici non si rompono dall’oggi al domani: si incrinano quando le istituzioni smettono di fare ciò per cui sono nate, ovvero trasformare la sofferenza sociale e le istanze dei cittadini in risposta politica. 



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